Schopenhauer

Posted luglio 8th, 2013 by Naomi

schopenaArthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788 – Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) è stato un filosofo e aforista tedesco, uno dei maggiori pensatori del XIX secolo.

La sua filosofia, articolata in precisi ragionamenti e aforismi caustici, recupera alcuni elementi dell’illuminismo, di Platone, del romanticismo e del kantismo, fondendoli con la suggestione esercitata dalle dottrine orientali, specialmente quella buddhista e induista, creando una sua originale concezione basata su un radicale pessimismo, la quale ebbe una straordinaria influenza, a volte anche rielaborata completamente, sui filosofi successivi, ad esempio su Friedrich Nietzsche e, in generale sulla cultura europea contemporanea e successiva, inserendosi nella corrente della filosofia della vita.

« La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia. »

Nella sua opera giovanile, che contiene già gran parte del suo pensiero, poi riedita con aggiunte, Il mondo come volontà e rappresentazione, Schopenhauer sostiene che il mondo è fondamentalmente ciò che ciascun uomo vede (“relativismo”) tramite la sua volontà. La sua analisi pessimistica lo porta alla conclusione che i desideri emotivi, fisici e sessuali, che presto perdono ogni piacere dopo essere stati assecondati, ed infine divengono insufficienti per una piena felicità, non potranno mai essere pienamente soddisfatti e quindi andrebbero limitati, se si vuole vivere sereni. La condizione umana è completamente insoddisfacente, in ultima analisi, e quindi estremamente dolorosa.

Schopenhauer fotografato nel 1859. Di conseguenza, egli ritiene che uno stile di vita che nega i desideri, simile agli insegnamenti ascetici dei Vedanta e delle Upanishad dell’induismo, del Buddhismo delle origini, e dei Padri della Chiesa del primo Cristianesimo, nonché una morale della compassione, è quindi l’unico vero modo, anche se difficile per lo stesso filosofo, per raggiungere la liberazione definitiva, in questa vita o nelle successive. Sull’esistenza di Dio, Schopenhauer è invece ateo, almeno per quanto riguarda la concezione occidentale moderna. Egli non nutre né considerazione né fiducia alcuna nella massa degli esseri umani, fatto che lo conduce alla misantropia

Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, dopo il suicidio del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Wieland e Hegel. Con buoni studi alle spalle, decise di dedicarsi alla filosofia e frequentò i corsi tenuti da Schulze a Gottinga e quelli di Fichte a Berlino. Nei confronti di questi, ma anche di Schelling e di Hegel, Schopenhauer nutrì sempre disprezzo e avversione, definendo Hegel “il gran ciarlatano”. Nel 1809 s’iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga e, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1818, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione, che ebbe tuttavia scarsissimo successo tra i suoi contemporanei e che incominciò a ricevere qualche attenzione solo vent’anni dopo, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali. Dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe per convinzione e misogino, nonostante le molte relazioni con donne che ebbe durante la sua esistenza. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un’opera a sé stante e fece conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Manifestò per gran parte della sua vita un acuto disagio nei confronti dei contatti umani (atteggiamento che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell’epoca quali ad esempio i moti rivoluzionari del 1848. I tardi riconoscimenti di critica e pubblico attenuarono i tratti più intransigenti del suo carattere, tanto che negli ultimi anni della sua esistenza poté addirittura raccogliersi attorno a lui una ristretta cerchia di “apostoli”, come egli stesso amava definirli, tra i quali il compositore Wagner, lo scrittore David Asher, la scultrice Elisabet Ney.

Morì di pleurite acuta nel 1860, a 72 anni.

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